12 ottobre: “Medici” da “Caro diario” di Nanni Moretti
NANNI MORETTI
MEDICI
Presentazione a cura di
Stefano Beccastrini
Nanni Moretti, nato a Bolzano nel 1953, esordì come regista cinematografico sul finire degli anni 70, caratterizzandosi subito come autore assai originale, capace di far ridere ma anche di far pensare, orientato verso un cinema dalle forti motivazioni autobiografiche. Tale è anche Medici, terzo episodio del film Caro diario, del 1993.
In esso Moretti, che è stato effettivamente malato di un linfoma di Hodgkin, narra la defatigante odissea, da un medico all’altro, che è stato costretto a fare prima che gli fosse finalmente diagnosticata la sua malattia e venisse opportunamente curato. Fingendo di raccontarla al proprio diario, Moretti la racconta, filmandola, anche a noi.
All’inizio lo si vede in ospedale, mentre sta facendo la sua ultima seduta di chemioterapia e, ormai guarito, decide di filmare la sua travagliata storia di lunghi e inutili pellegrinaggi tra un ambulatorio medico e l’altro. “Un giorno – racconta – cominciai ad avere prurito, soprattutto notturno”. Così comincia il suo calvario.
Si reca da un dermatologo, poi da un altro, poi da un terzo, poi da un allergologo (intanto comincia anche a sudare e dimagrire), poi da un altro dermatologo, poi da un immunologo, poi da un ennesimo dermatologo, poi ricorre a una riflessologa, poi si reca presso un centro di medicina tradizionale cinese. Proprio qui, sentendolo tossire, gli viene consigliata una radiografia del torace. In seguito a essa, fa infine una TAC sulla base della quale gli viene diagnosticato un sarcoma polmonare. Operato, si scopre che il sarcoma per fortuna non c’è affatto ma il chirurgo afferma “Mi gioco una palla che questo è un linfoma di Hodgkin, tutte e due no ma una me la gioco”. E tenne la sua palla perché era proprio un Hodgkin!
Tornato a casa, Moretti legge sull’Enciclopedia Garzanti che “I sintomi del linfoma di Hodgkin sono: prurito, sudore, dimagramento”, come aveva sempre ma inutilmente cercato di spiegare a tutti i medici che l’avevano visitato. Dal che, finalmente guarito, egli conclude che “Di una cosa tutta questa esperienza mi ha convinto: che i medici sanno parlare ma non sanno ascoltare”.
Aldilà del film, ciò è sottolineato anche da varie ricerche di psicologia sociale, dedicate al “profilo sociolinguistico dello squilibrio nella conversazione durante le visite mediche”. Risulta, per esempio, che durante una visita ambulatoriale l’80% del tempo/parola è utilizzato dal medico, così costringendo il paziente a tacere quasi sempre. Ma in tale situazione di forzata afasia del paziente, chi dirà al medico di quel prurito, quel sudore, quel dimagramento che gli permetteranno di capire che si tratta di un linfoma di Hodgkin?
Può essere interessante discuterne insieme, dopo aver visto, insieme, il film.


sabino 9:37 am on 20 ottobre 2009 Permalink |
mi permetto di segnalare un altro oggetto molto prezioso per riflettere, ridendo, su come far meglio il medico (non per fare autopromozione)
http://unamelalgiorno.wordpress.com/2008/11/05/lmvdm-la-mia-vita-disegnata-male-il-nuovo-libro-di-gipi/
Patrizia 6:53 am on 21 ottobre 2009 Permalink |
Non so se questo commento apparirà come vorrei che facesse, ovvero non come replica al commento precedente, ma come commento al pomeriggio di ieri. In ogni caso esprimo il mio apprezzamento all’iniziativa, mi rammarico che però non sia stato possibile coglierne i reali vantaggi, mi sembra che sia stato perso lo scopo emotivo del film.
Perchè usare un metodo di comunicazione artistico invece che prettamente didattico al fine di trasmettere la conoscenza? io avevo capito che questa scelta venisse fatta perchè l’arte usa un linguaggio diverso e più immediato rispetto alla lezione cattedratica, ed allora perchè alla fine del film si è tornati al sistema didascalico della lezione vecchio stile? perchè si è svolta una presentazione con tanto di slides?
Dalla discussione che è scaturita in seguito poi, anzichè parlare del film, gli studenti hanno sfogato il loro disappunto circa l’obbligatorietà dell’iniziativa, travisando completamente il significato di ciò che invece dovrebbe essere obbligatorio ovvero la capacità di riflettere e farsi domande. Rimanendo comunque molto molto convinta dell’utilità della cosa a prescindere dai crediti formativi che mi sembra sempre di più siano equiparabili alla raccolta punti per l’ottenimento dei premi del supermercato, e pensando che la professione del medico prima di tutto sia una RELAZIONE, propongo come prossimo film sui medici “Viaggi di nozze” con Carlo Verdone di cui allego un estratto di non buona qualità (purtroppo), scrivendo le mie riflessioni personali sul mio blog.
Patrizia 6:55 am on 21 ottobre 2009 Permalink