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  • iamarf 11:43 pm on 22 November 2009 Permalink | Replica
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    Ma c’è stata la proiezione oppure no?

     
    • Anonimo 6:56 pm on 23 Novembre 2009 Permalink | Replica

      certo. Anzi, approfitto per pregare la studentessa francese di condividere sul Blog i riferimenti filmogragici e letterari dei quali abbiamo parlato in finale.
      Ti prego di confermare che il prossimo incontro di martedì 1 dicembre si terrà alla stessa ora e luogo. Sono molto felice del fatto che sarà presente il prof.Luzzatto. Ti invio presto uleriori dettagli.
      PdM

  • maialinporcello 4:24 am on 18 November 2009 Permalink | Replica  

    Cecità ° Nella stanza c’è un drago, ma … 

    Cecità

    °

    Nella stanza c’è un drago, ma nessuno lo vede.

    Le persone si sono incontrate nella stanza per parlar male del drago ed ucciderlo, ma solo una lo vede e sa che dimora fra loro.

    Colei che vede il drago si trova davanti ad un bivio:
    può parlar male del drago,
    può uccidere il drago.

    Se parlerà male del drago tutti la accoglieranno fra di loro e la chiameranno saggia,
    se tenterà di ucciderlo tutti le si opporranno e difenderanno il drago.

    Nella mente c’è un drago ma nessuno lo vede.

     

    °

    Nella stanza c’è un drago, ma nessuno lo vede.

    Le persone nella stanza si sono incontrate per parlar male del drago e tentare di ucciderlo, ma solo una lo vede e sa che alberga lì.

    Colei che vede il drago si trova davanti ad un bivio:
    può parlar male del drago,
    può uccidere il drago.

    Se parlerà male del drago tutti la accoglieranno fra di loro e la chiameranno saggia,
    se tenterà di ucciderlo tutti le si opporranno e difenderanno il drago.

    Nella mente c’è un drago ma nessuno lo vede.

     
    • vivo un morire 7:53 pm on 18 Novembre 2009 Permalink | Replica

      Mi sa che sono uscita troppo presto dalla discussione ( impegni improrogabili ) e temo d’essermi persa proprio il più bello…
      Questa cosa del drago è proprio figa!

  • vivo un morire 10:06 pm on 17 November 2009 Permalink | Replica  

    Io devo chiedere scusa se la domanda che farò adesso è già stata fatta. Purtroppo non posso seguire l’iniziativa di CIN@MED, sebbene mi interessi parecchio, perchè ho lezione proprio in corrispondenza della proiezione del film. Oggi sono riuscita a fare un salto per ascoltarmi un pò della discussione ed ho colto un aspetto importante: si è parlato di contesto e di credibilità che aiutano il medico ad essere tale.
    Sono fondamentalmente d’accordo sul fatto che il medico viene investito di una certa credibilità per la professione che fa (dovuta agli studi e all’esperienza) e sono anche d’accordo sul discorso del contesto che comunque fa parte della cura, quindi il medico che esercita all’interno di piccole strutture o che si occupa di pazienti in paesi o frazioni piuttosto piccole, può comunque sfruttare una “professionalità acquisita sul campo” molto diversa, ma non meno importante, rispetto al medico che viene supportato da molta tecnologia ma senza aspetto “umano”in mega strutture ospedaliere all’avanguardia, tuttavia mi veniva una domanda un pò provocatoria da porre, un pò per spirito polemico, un pò per reale curiosità, anche in vista dell’uso di “tecniche alternative” nella mia professione futura, e mi chiedevo: ma quale è la differenza tra medico e sciamano? cioè, non sto delirando (anche se sembra *__*!) la differenza risiede solo nel fatto che un medico ha un metodo scientifico e lo sciamano no? ma non usano entrambi lo stesso canale? ovvero non sono entrambi legati al contesto e alla propria credibilità attribuita loro dalla comunità? cosa c’è di magico nella scienza e di scientifico nella magia? insomma se alcune malattie reagiscono anche al placebo, quanto ci possiamo davvero distaccare dalla figura dello sciamano (visto che molte cose poi, a dirla tutta, non è che le conosciamo no?); perchè se mi pongo questa domanda contemporaneamente mi chiedo se sarò presa sul serio? forse perchè noi attribuiamo alla medicina un potere che è diverso dalla magia, ma si basa davvero su fondamenti diversi il processo di guarigione?

     
  • chimesoffreedom88 7:39 pm on 15 November 2009 Permalink | Replica  

    A me il film è piaciuto ed è piaciuto anche Arturo, dopotutto.

    Dopo la marea di pensieri e di chiacchere che mi ha travolto nel dopo film, c’è stato un silenzio, dal quale è sorto un punto di vista che non avevo mai preso in considerazione.

    E’ un problema tanto scontato quanto irrisolvibile.

    Mi spiego.
    Il mio pensiero è legato dalla frase di Pippi che suonava più o meno così : “sei così per tutti o solo per me”?
    Nel particolare è riferita al bisogno della ragazzina di avere conferme riguardo all’affetto del dottore per lei, più che, in generale, alla natura della cura che il paziente riceve.

    Infatti tutti dovrebbero ricevere lo stesso “trattamento”, ma è impossibile.

    Ed eccoci di fronte alla Parzialità. Colei che ho iniziato a odiare dai banchi del Liceo, anzi molto prima.
    Guardando il film mi sono resa conto che è una prerogativa fondamentale del medico.
    Nel caso di Pippi l’attenzione era troppa, in altri casi è troppo poca.

    Bisognerebbe essere imparziali, guardare tutti con gli stessi occhi, ma l’io che fa il medico, rimane sempre l’io che la mattina si lava i denti tra il sonno, e guarda i pazienti con gli stessi occhi con cui si guarda nello specchio o con cui sorride a sua moglie.
    Questi occhi, perché connessi, in qualche modo, a questo cuore sono quanto di più parziale sia mai stato creato.

    Come farò ad essere imparziale, se non siamo fatti per esserlo e io, tendo a non esserlo nel quotidiano?
    Curerò qualcuno con più cura, e con più amore. Darò a qualcuno più amore e più cura.
    Solo perché qualcuno mi sarà più simpatico mi peserà meno stare più tempo a capire che problemi ha?

    E che ha fatto l’altro per meritarsi meno attenzione?
    Terribile, terribile.

     
    • iamarf 7:54 pm on 15 Novembre 2009 Permalink | Replica

      forse quella che si chiama professionalità consiste, anche, nella capacità acquisita di mantenere una soglia di attenzione minima garantita per tutti

      ma attenzione a quel “minima” che non abbia a calar troppo per voler essere sicuri di poterla garantire a tutti

      che poi si potrebbe trasformare in ottusità perché la capacità di leggere il segno strano passa per il canale dello stupore

      e l’osservanza pedissequa del minimo garantito genera torpore anziché stupore …

      non è facile … non è facile? e che c’è di facile al mondo?

  • iamarf 6:14 pm on 15 November 2009 Permalink | Replica  

    Ragazzi martedì prossimo c’è la terza proiezione di CIN@MED!
    Per chi vuole qui c’è la scheda

     
    • asterione88 6:30 pm on 16 Novembre 2009 Permalink | Replica

      Io ci sarò… c’è Michael J. Fox, che a me piace tanto (non fosse altro, per la serie Ritorno al Futuro!!) – peraltro, è proprio durante le riprese di Doc Hollywood che compaiono i primi sintomi del morbo di Parkinson, che gli sarà diagnosticato qualche tempo dopo. Non parteciperò alla discussione, ma il film me lo guardo.

      • iamarf 12:12 am on 17 Novembre 2009 Permalink | Replica

        come mai non partecipi alla discussione :-) ?

        • vivo un morire 2:54 pm on 17 Novembre 2009 Permalink

          Io non posso vedermi il film (lezione a patologia spinale), ma volevo provare a venire alla discussione, spero di trovarvi…

  • egiulia 11:52 pm on 11 November 2009 Permalink | Replica  

    “Diventiamo medici perché abbiamo bisogno d’aiuto, e diventiamo buoni medici perché abbiamo ricevuto l’aiuto di cui avevamo bisogno”
    Ragazzi, non so se lo conoscete già, ma mi sembra che possa essere interessante…
    http://radicidellozio.splinder.com/

     
  • egiulia 6:44 pm on 9 November 2009 Permalink | Replica  

    Con un po’ di ritardo, vorrei aggiungere anche il mio ai molti, bellissimi pensieri che affollano questo blog…non è facile, perchè questo film è davvero intenso e ha suscitato in me un turbinio di emozioni, domande, dubbi, per cui sto cercando di riordinare le idee, per capire cosa mi ha colpito…innanzitutto, sono rimasta affascinata dalla determinazione di Arturo, il protagonista, che, secondo me, non è affatto scontata in un medico; può sembrare strano, ma vi posso assicurare che non tutti coloro che svolgono questa professione sono mossi da quella passione, da quel profondo desiderio di capire e di aiutare, pronti anche a mettere in discussione se stessi pur di trovare la strada giusta, consapevoli che la meta, in medicina, non è mai un punto di arrivo ma solo un punto di partenza. In modo particolare, ho apprezzato la disponibilità di Arturo ad ascoltare il paziente, per farsi guidare da lui verso la soluzione. A questo proposito, vorrei ricordarvi il film precedente, ” Caro Diario”, dove uno dei primi medici consultati da Nanni Moretti esordisce chiedendo :”Lei che malattia ha?”…mi pare evidente che la differenza è abissale: curare non vuol dire soltanto prescrivere farmaci, per poi liberarsi rapidamente di uno scomodo ospite che occupa il nostro studio, vuol dire vivere insieme ad una persona il suo disagio, cercare di creare una sorta di empatia, perchè solo capendo il dolore e le sue cause potremo veramente aiutare. E questo non vale solo per gli psichiatri, ma anche per chi si occupa di sofferenze apparentemente solo fisiche ma che spesso sono accompagnate da angoscia, timori o anche solo inquietudini che devono necessariamente scomparire, affinchè si possa davvero parlare di guarigione. Ciò non significa che io abbia apprezzato in toto il personaggio del film, sicuramente molti sono gli aspetti che non mi convincono, a partire dalla difficoltà che incontra nel mantenere il distacco tra il lavoro e la vita privata, a dire il vero quasi inesistente. Anche nel rapporto con i pazienti, sicuramente, Arturo si spinge oltre i confini della convenienza, del lecito, ma credo che il suo esempio possa essere signifaicativo per noi, aspiranti medici. Il rapporto con il paziente è una delle più grandi sfide che la nostra professione ci offre, ma queste (notare il verbo “offre”) sono delle opportunità e non solo delle difficoltà, affrontarle non sarà facile, ma ascoltare mi sembra un buon modo per cominciare…

     
    • iamarf 9:55 pm on 9 Novembre 2009 Permalink | Replica

      Per inciso, nessun problema per il ritardo. Il pensiero si dipana per conto suo, sbatacchiato fra un evento e un impegno, un impegno e una scadenza e tante altre cose. Uno degli aspetti interessanti di questo esperimento è proprio quello di riacciuffare una pur piccola parte dei tanti pensieri che senza ombra di dubbio fioriscono nell vostre menti uno, due, dieci giorni dopo. Se pensiamo tutte le vostre, nostre, menti come un’unica scatola magica che produce pensieri vengono le vertigini … Ecco, è su fantasie del genere che conviene provare ad usare nuove tecnologie, un tempo libri ed aule scolastiche, poi anche blog e wiki, in futuro anche chissà cos’altro …

  • iamarf 7:53 pm on 8 November 2009 Permalink | Replica  

    Ah … interessanti questi riferimenti, grazie Patrizia :-)

     
  • pdm09 6:23 pm on 8 November 2009 Permalink | Replica  

    Alcuni di voi mi hanno chiesto di indicare dei libri. lo faccio volentieri.
    La bibliografia è vastissima, ma ve ne segnalo solo alcuni.

    Due classici su Medicina/Corpo/Salute:
    I.Illich, Nemesi medica. L’espropriazione della salute. B.Mondadori, 2004. Una graffiante riflessione sulla medicina occidentale scritta da un grande descolarizzatore.
    U.Galimberti, Il corpo, Feltrinelli. ( attenzione! ultima edizione). Molte cose, ma in particolare una critica al riduzionismo della medicina che ha prodotto uno “sguardo medico [che] non incontra il malato, ma la sua malattia e nel suo corpo non legge una biografia, ma una patologia”.

    S.Bartoccioni, G.Buonadonna, F.Sartori, Dall’altra parte, BUR, 2006. Una biografia di tre medici che riflettono sulla loro vita professionale alla luce della loro malattia. Queste storie sono riprese in un memorabile reportage de La storia siamo noi a cura di Paolo Barnard dal titolo non casuale di Nemesi Medica.

    S.Beccastrini. Lo specchio della vita. Medici e malati sullo schermo del cinema. Edizioni CHANGE ( non è facile da reperire, si trova su internet o nella libreria Master di viale Morgagni). Una ricca filmografia ragionata per temi e questioni vitali in medicina.

    L.Zannini, Medical Humanities e medicina narrativa, Cortina ed., 2008. Un recentissimo testo che valorizza le storie di malattia e la narrative-based medicine con una particolare attenzione anche all’esperienze di narrazione attraverso il cinema.

    Scriveteci se avete interesse ad avere altre segnalazioni e ad approfondire tematiche specifiche.
    Se avete anche voi letture da segnalare, fatelo senza problemi.
    pdm

     
    • asterione88 8:33 pm on 9 Novembre 2009 Permalink | Replica

      nooooo umberto galimberti per favore NO! Quell’uomo è insopportabile!!!

      • pdm09 9:04 pm on 9 Novembre 2009 Permalink | Replica

        L’immagine pubblica e televisiva certamente non gli giova. Posso condividere con te questa opinione, ma ha scritto uno dei più bei testi sul corpo della recente letteratura scientifica. Prova a leggerlo ( anche se è alquanto voluminoso ). Stimola una riflessione ricca e approfondita. Direi “colta”.

  • aperegina88 3:41 pm on 7 November 2009 Permalink | Replica  

    Tentando, per richiesta =), l’estrema sintesi, volevo dire 2 cose, una bella e una brutta:

    la bella: l’altra volta parlai di un modello, di una figura di medico-maestro che nessuno era in grado di fornirci. Ecco, io credo che quella figura la incarni a pieno il Prof. Papini, perciò volevo ringraziare gli organizzatori per averci permesso di incontrarlo e lui per averci fatto questo regalo :) ;

    2) la brutta: la cosa che mi ha colpita di più del film è stata la frase di Pippi “Se ne erano accorti tutti, tranne che tu”, dopo la morte della piccola cerebrolesa. Ho avuto i brividi in quel momento. Tutto il film è stato bello, ma in quel momento è stato particolare.
    E’ tremendo, credo. Soprattutto quando, ecco, se ne sono accorti tutti e proprio tu che dovevi accorgertene, ti sei lasciato distrarre da altro e qualcuno ha pagato il tuo errore con la sua pelle. In quella frase, c’era tutta la responsabilità di questo mestiere, le alte pretese dei pazienti e l’influsso che inevitabilmente una “questione di lavoro” avrà sulla giornata e sulla vita privata, sull’umore, sulla vita di un medico.

     
    • vivo un morire 11:56 am on 10 Novembre 2009 Permalink | Replica

      Quante volte un genitore si sente “dire” anche se non a parole: “se ne sono accorti tutti tranne tu”

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